Risaie allagate attorno a La Torre dei Canonici a inizio maggio, nebbia bassa sull'acqua ferma

Diario della Residenza Maggio nelle risaie del novarese

Quando la campagna si allaga, il cielo si raddoppia e gli aironi tornano a contarsi sull’acqua, a cinque minuti dal cancello della Residenza.

C’è un momento, ogni primavera, in cui la pianura intorno a Lumellogno smette di essere quello che sembrava. Le strade poderali restano dov’erano, gli alberi anche, ma fra l’una e l’altra striscia di terra appare l’acqua. Bassa, ferma, lucente. È la campagna sommersa, il paesaggio che, per qualche settimana all’anno, fa del novarese uno dei luoghi più singolari d’Italia.

Alba sulle risaie allagate del novarese a maggio, nebbia bassa che fluttua sull'acqua
Inizio maggio, prima luce sulle risaie allagate.

La campagna sommersa: che cosa succede a maggio

Fra la fine di aprile e i primi giorni di maggio, l’acqua entra. Arriva dai canali e dalle rogge che attraversano la pianura. L’arteria principale è il Canale Cavour, che dal 1866 alimenta tutto il comprensorio risicolo del novarese. Si distribuisce con paziente regola in ogni “camera” coltivata e lì resta. Resta per quattro, sei, otto settimane: il tempo che serve al chicco di riso, deposto nel fango, di germogliare al sicuro dalle escursioni termiche notturne, e poi di bucare la superficie e cominciare a tingere il paesaggio di un verde tenero. È una tecnica antica di oltre cinque secoli, ed è ancora oggi il modo in cui il riso Carnaroli e l’Arborio dei nostri trecentocinquanta ettari vengono al mondo. Un paesaggio che, per quelle settimane, avvolge la Residenza fino al cancello.

La Residenza è immersa fino al cancello in questo paesaggio, non gli sta a fianco. Il primo airone si vede uscendo dalla porta, non andando a cercarlo, e questo, per chi è abituato alle risaie come quadro turistico, è la differenza che si ricorda. All’orizzonte, nelle giornate limpide, si scorge la Cupola sull’orizzonte delle risaie, il dirimpettaio della Mole, a cinque o sei chilometri.

Il ritorno degli aironi: garzette, cenerini, nitticore

Coltiviamo riso da decenni in queste risaie. Gli aironi vivono qui. Attraversano i campi, si fermano sull’acqua, sorvolano gli argini. Chi cammina per le strade poderali, in primavera, li incontra spesso senza bisogno di cercarli.

Quando l’acqua è ferma, e le rane ci tornano dentro, gli aironi ricompaiono. È un fenomeno antico, talmente strutturale che il novarese, assieme alla bassa lomellina e al pavese, figura fra gli habitat più importanti d’Europa per gli ardeidi, la famiglia di uccelli a cui appartengono aironi e affini. Tre li riconoscerete dal cancello della Residenza, senza bisogno di binocolo, nelle prime due settimane di maggio.

L’airone cenerino (Ardea cinerea) è il più riconoscibile: alto fino a un metro, plumaggio grigio cenere, ali ampie, volo lento e regale. Lo si vede stare immobile sull’argine, in agguato, oppure attraversare il campo con tre o quattro battute d’ala maestose. La garzetta (Egretta garzetta), più piccola, candida, con il piumaggio bianco neve e le zampe nere che terminano in piedi gialli, frequenta le risaie a piccoli gruppi e si lascia osservare bene da chi cammina senza fretta. La nitticora (Nycticorax nycticorax), più schiva, attiva al crepuscolo, è la sorpresa che si concede a chi si trattiene fuori fino al tramonto: testa nera, dorso scuro, ventre chiaro, voce roca che attraversa l’aria della sera.

Una garzetta in piedi sul bordo di una risaia allagata, piumaggio bianco contro l'acqua ferma
Una garzetta sul bordo dell’acqua, nel tardo pomeriggio.

L’alba giapponese e il tramonto sull’acqua

Ci sono due momenti, in maggio, che la campagna novarese regala a chi sa svegliarsi presto e a chi sa fermarsi tardi. Il primo è l’alba. Quando la temperatura della notte è ancora sotto quella dell’acqua delle risaie, sui campi si forma una nebbia bassa, sottile, che fluttua a un palmo dalla superficie e copre gli argini come una garza. Il sole, sorgendo dietro alla pianura, taglia la nebbia in lame oblique e dà alla scena un effetto giapponese che molti fotografi cercano per anni in altri continenti, e che qui, a maggio, è semplicemente quello che succede ogni mattina di buon tempo.

Il secondo è il tramonto. La luce bassa del sole dipinge i riflessi sull’acqua di rosa, di arancio, di rame; gli aironi attraversano il quadro in volo lento, le rondini lo solcano in picchiate brevi, i campi più distanti si fanno sagome contro il cielo. È un’ora che chiede silenzio. Si esce con una giacca leggera, ci si siede su un argine, si guarda. Si torna alla Residenza per cena con la testa che è già altrove.

A entrambe le ore, alba o tramonto, non serve guidare lontano. Le risaie iniziano dove finisce il nostro giardino. La macchina fotografica è benvenuta, ma non è necessaria. L’occhio basta.

Tramonto sui campi seminati a riso de La Torre dei Canonici, sole basso sulla pianura novarese
Tramonto sull’acqua, fine maggio.

Vivere il paesaggio: a piedi, in bici, dalla Residenza

Per chi soggiorna alla Torre dei Canonici, il modo più sincero di entrare in questo paesaggio è uscire dal cancello e camminare. Le strade poderali, sterrate, piatte, ben segnate, partono dalla Residenza e si perdono nell’acqua. Non sono sui portali, non hanno una pagina di booking. Si scoprono. Ecco cinque modi che proponiamo ai nostri Ospiti.

Cinque modi di leggere il paesaggio

  • All’alba, a piedi. Uscire prima del sorgere del sole, dieci minuti di cammino dal cancello, la nebbia che fluttua sull’acqua. Portate uno strato caldo: le mattine di inizio maggio sono ancora fresche.
  • In mountain bike, a metà mattina. Le biciclette sono a disposizione in Residenza. Le strade fra le risaie sono lisce e piatte. Mezz’ora basta per il giro che torna sul canale.
  • Con il binocolo, dal giardino. Un binocolo (che introdurremo nelle prossime settimane) rende inconfondibili gli aironi, anche a distanza. Meglio fra le nove e le undici di mattina.
  • Al tramonto, fermi a guardare. Un’ora prima che il sole scenda, trovate un argine. Restate finché la luce non diventa rame. Tornate piano.
  • Al crepuscolo, vicino al canale. Le nitticore emergono mentre il sole cala. Voci basse, passi lenti. Portate una torcia per il ritorno.

Il primo airone si vede uscendo dalla porta, non andando a cercarlo.

Maggio alla Residenza

Vi attendiamo a Lumellogno.

Per un soggiorno di maggio nella Residenza, la finestra è fra fine aprile e metà giugno. Chi vuole vedere le risaie allagate ha poche settimane. La Residenza è aperta in questi mesi e dal cancello si esce direttamente nell’acqua.

Per fotografare l’alba sulle risaie, un paesaggio suggestivo che cambia ogni mattina con la nebbia bassa, servono indicazioni che le mappe non hanno: l’argine giusto, l’ora esatta, il senso di marcia per non finire controsole, il punto in cui la nebbia si forma per prima. Le diamo a chi soggiorna da noi, non a chi prenota dal portale. Si chiamano dettagli da agricoltore, e li condividiamo volentieri.

Scriveteci raccontandoci le vostre date. Vi proponiamo gli orari migliori per la luce, gli itinerari interni e il binocolo per gli ardeidi. Vi attendiamo.